Lo Sharingan non è solo un occhio spettacolare con qualche abilità devastante. Se siete cresciuti guardando Naruto pensando che i poteri degli Uchiha fossero pura fantasia, è arrivato il momento di rivalutare tutto. Dietro ogni tecnica, ogni nome, ogni manifestazione del Mangekyo Sharingan si nasconde qualcosa di incredibilmente reale: la mitologia shintoista giapponese. Una volta scoperto questo legame, non potrete più guardare la serie nello stesso modo.
Tsukuyomi, Amaterasu e Susanoo: le divinità shintoiste dietro il Mangekyo Sharingan
Nella mitologia giapponese esistono tre divinità considerate tra le più potenti dell’intero pantheon dei Kami: Tsukuyomi, Amaterasu e Susanoo. Masashi Kishimoto non se le è inventate dal nulla: le ha prese direttamente dalla tradizione shintoista e le ha trasformate nelle abilità più temute dell’universo ninja.
Tsukuyomi, nella mitologia, è il dio della luna, nato quando la divinità primordiale Izanagi si lava l’occhio destro dopo un’esperienza traumatica negli inferi. È associato al ciclo temporale, ai ritmi lunari, al distorcersi del tempo. L’abilità omonima in Naruto è esattamente questo: una tecnica illusoria che intrappola la vittima in un mondo alternativo dove il tempo è completamente alterato. Amaterasu, dea del sole e sorella di Tsukuyomi, nasce invece dal lavaggio dell’occhio sinistro di Izanagi. Nell’anime genera fiamme nere inestinguibili che bruciano qualsiasi cosa tocchino, eterne come il sole stesso. Poi c’è Susanoo, dio delle tempeste, nato dal naso di Izanagi durante quella stessa purificazione rituale. Nella mitologia è celebre per aver sconfitto un gigantesco serpente a otto teste chiamato Yamata no Orochi. Orochi. Come Orochimaru. Kishimoto stava costruendo connessioni narrative su più livelli contemporaneamente, e probabilmente molti non se ne erano mai accorti davvero.
Izanagi e Izanami: il mito degli inferi che spiega tutto sullo Sharingan
Il collegamento più profondo emerge però analizzando la storia di Izanagi e Izanami, la coppia divina creatrice del Giappone nella cosmogonia shintoista. Izanami muore dando alla luce Kagutsuchi, il dio del fuoco. Izanagi, devastato, scende nel regno dei morti chiamato Yomi per riportarla in vita. Quando la trova, però, è già in decomposizione. Incapace di sopportare quella visione, fugge verso il mondo dei vivi e compie un rituale di purificazione lavandosi gli occhi e il naso, da cui nascono Amaterasu, Tsukuyomi e Susanoo.
È la parte successiva, però, a far esplodere la testa a qualsiasi appassionato di Naruto. Le due tecniche più potenti e sacrificali del Mangekyo Sharingan portano esattamente i nomi di questa coppia divina, e i parallelismi sono tutt’altro che casuali:
- Izanagi permette di riscrivere la realtà, cancellare ciò che è accaduto e modificare il destino già scritto. Esattamente come il mito: Izanagi scende negli inferi per cambiare una realtà che non accetta.
- Izanami intrappola l’avversario in un loop infinito dal quale si può uscire solo accettando la propria realtà, proprio come la dea che aveva accettato consapevolmente la sua condizione nel regno dei morti.
Entrambe le tecniche causano la perdita permanente della vista nell’occhio utilizzato, un sacrificio che richiama la purificazione rituale di Izanagi: per lasciarsi alle spalle ciò che aveva visto, dovette rinunciare alla sua visione del mondo precedente.
Perché la lore di Naruto è molto più di un semplice shonen
Quello che rende l’universo di Naruto così potente non è solo l’azione o i personaggi memorabili. È la stratificazione culturale nascosta sotto ogni singolo dettaglio. Kishimoto ha attinto a piene mani dalla tradizione giapponese costruendo un sistema di poteri coerente, simbolico e profondamente radicato nella mitologia shintoista. Non si tratta di nomi scelti per sembrare esotici: ogni abilità rispecchia la natura della divinità da cui prende il nome, ogni connessione ha un senso preciso e meditato. Questo trasforma Naruto da semplice manga per ragazzi a qualcosa di molto più ricco, un’opera enciclopedica mascherata da shonen. Quindi la prossima volta che qualcuno vi dice che Naruto è roba da bambini, potete tranquillamente raccontargli la storia di Izanagi negli inferi. La lore di Naruto non è caotica: è incredibilmente ben costruita.
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