One Piece non è solo uno dei manga più venduti della storia — con oltre 500 milioni di copie distribuite nel mondo secondo i dati ufficiali Shueisha — è anche un’opera costruita su un messaggio politico e sociale preciso, elaborato mattone dopo mattone in oltre 25 anni di pubblicazione. Quando si parla di questo manga leggendario, la maggior parte delle persone pensa alle battaglie epiche, ai frutti del diavolo e alle lacrime garantite ogni volta che un personaggio fa un discorso motivazionale. Ma c’è qualcosa di molto più profondo che scorre sotto la superficie, e una volta che lo vedi, non riesci più a ignorarlo: Eiichiro Oda sembra avere una visione del mondo decisamente orientata a sinistra, e la inserisce nel suo lavoro in modo così sistematico da non poter essere una coincidenza.
Il cuore politico di One Piece: il popolo contro il potere corrotto
La trama principale di One Piece racconta di un gruppo di persone che si unisce per sfidare un governo corrotto e strutture di potere oppressive. Non è solo un’avventura di pirati: è una storia di resistenza. Ogni saga, ogni arco narrativo, porta con sé una microtrama che replica questo schema — un dittatore, un popolo oppresso, e qualcuno che decide di ribellarsi. Oda non fa nemmeno troppo lo sforzo di nasconderlo. Nel suo studio campeggia una bandiera di Che Guevara, il rivoluzionario argentino diventato icona globale della lotta contro le ingiustizie del potere costituito. Non è un dettaglio decorativo: è una dichiarazione d’intenti.
Dittatori, corruzione e critica al capitalismo nei villain di One Piece
Pensate a Crocodile, a Doflamingo, a Orochi. Sono tutti rappresentazioni di figure autoritarie e corrotte che sfruttano il potere per arricchirsi e schiacciare i più deboli. Oda non inventa archetipi dal nulla: questi personaggi hanno radici ben precise in una visione critica del potere politico ed economico, e funzionano così bene narrativamente proprio perché rispecchiano dinamiche reali e riconoscibili.
E poi c’è Franky, il cyborg alimentato a cola. Sembra un dettaglio buffo, quasi comico, ma Oda ci sta dicendo qualcosa di preciso. La scena in cui si scopre che Franky funziona grazie alla cola — uno dei simboli più riconoscibili del capitalismo globale — è costruita per sottolineare l’assurdità di far dipendere un essere vivente da una bevanda industriale. Acqua, succo di frutta: no, non vanno bene. Solo la cola. Un modo sottile ma pungente per criticare quanto la società moderna sia dipendente da prodotti industriali e marchi commerciali.
Ecologismo e inclusività: One Piece come manifesto progressista
La saga di Wano è un esempio lampante di critica ecologista: Orochi e Kaido devastano letteralmente la terra con le loro fabbriche, avvelenando il paese e sfruttandone le risorse fino all’osso. Oda dipinge un’immagine di devastazione ambientale che rispecchia discussioni molto reali e attuali sul rapporto tra industrializzazione e natura, senza mai sembrare didascalico.
Sul fronte dell’inclusività, il manga ha da offrire personaggi come Mr. 2 Bon Clay e Ivankov, figure gender fluid e apertamente fuori dagli schemi tradizionali, trattate con rispetto, profondità narrativa e persino con affetto dal pubblico. In un panorama in cui i media mainstream faticano ancora a rappresentare queste identità in modo autentico, One Piece lo fa da decenni, senza fare troppo rumore. I temi ricorrenti che strutturano l’intera opera si possono riassumere così:
- Critica alla dittatura con villain come Crocodile, Doflamingo e Orochi
- Critica al capitalismo attraverso simboli come la cola di Franky
- Ecologismo con la devastazione industriale di Wano
- Inclusività con personaggi come Bon Clay e Ivankov
- Difesa dei più deboli come filo conduttore di ogni arco narrativo
Perché il messaggio politico di Oda funziona meglio dell’attivismo esplicito
Oda non predica, non fa comizi, non interrompe la narrazione per spiegare la sua posizione. Inserisce la sua visione del mondo in ogni dettaglio, in ogni villain, in ogni scena apparentemente innocua. Ed è proprio questo il punto di forza di One Piece come opera politica: i messaggi che arrivano mentre stai ridendo, piangendo o esultando per una battaglia epica sono quelli che restano davvero. Quelli che non senti arrivare, ma che ti cambiano il modo di guardare il mondo. E probabilmente lo fanno da molto prima che tu te ne accorgessi.
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